Obbligazioni bancarie: il prezzo è giusto?
L’ammontare di obbligazioni bancarie detenuto dalle famiglie italiane è cresciuto nel corso del 2007 del 21,7% arrivando ad oltre 25 miliardi di euro. Se gli emittenti stanno puntando molto su questi prodotti siamo sicuri che siano un’affare anche per i clienti?Il crescente successo di questi strumenti deriva da diversi fattori:
- esigenza delle banche emittenti di diversificare le fonti di raccolta in una situazione di forte tensione dei mercati internazionali dei capitali;
- elevata redditività per l’emittente e stabilità della raccolta;
- crescente insoddisfazione dei clienti verso i prodotti del risparmio gestito a causa delle deludenti performance e dei costi elevati;
- ritorno di interesse per prodotti a capitale garantito e rendimento certo.
Le obbligazioni bancarie, pur costituendo un’insieme di strumenti estremamente variegati ed eterogeni, possono essere suddivise in tre grandi categorie: obbligazioni “plain vanilla”, obbligazioni strutturate ed obbligazioni subordinate.
Plain Vanilla
Si tratta di obbligazioni con scadenze comprese tra i 18 mesi ed un giorno ed i trenta anni che pagano cedole a tasso fisso o variable senza alcuna componente derivata. Hanno quindi strutture molto semplici e trasperenti simili a quelle dei titoli di stato con i quali, quindi, sono facilmente confrontabili.
Il rendimento offerto dalle obbligazioni bancarie al momento dell’emissione è la somma di due componenti: il rendimento di mercato (uguale per tutte le obbligazioni) ed il premio al rischio (differente per ciascuna emissione).
Utilizziamo un esempio per analizzare le diverse componenti del rendimento. Supponiamo che la banca A, accreditata di un rating pari ad A, voglia emettere un’obbligazione con durata 10 anni a tasso fisso in euro. Il rendimento di mercato è quello espresso dal benchmark (ossia dal titolo di riferimento) per l’area euro che è il bund decennale (titolo di stato tedesco con rating AAA). Il premio a rischio può essere individuato come differenza tra il rendimento di un titolo a 10 anni dello stesso emittente scambiato sul mercato secondario (se esistente) ed il benchmark stesso; se ciò non è possibile si può utilizzare come indicatore il premio richiesto per coprirsi dal rischio di default dello stesso emittente.
Esiste infatti un mercato dove è possibile comprare e vendere strumenti finanziari per proteggersi dal fallimento di una società emittente obbligazioni (Credit Default Swap).
Quindi se il rendimento del bund decennale è pari al 4% ed il premio al rischio o spread è del 2% l’obbligazione in emissione dovà avere un tasso almeno pari al 6% affinchè sia gradito agli investitori. Ma quali investitori?
Gli investitori professionali (banche, fondi comuni di investimento, assicurazioni ecc.) sono perfettamente in grado di fare queste valutazioni per cui l’emittente è costretto a fissare una cedola in linea con le condizioni di mercato.
Gli investitori non professionali (famiglie o piccole imprese) soffrono di una clamorosa asimmetria informativa ossia non sono in grado di valutare se il tasso offerto dall’emittente è in linea con il mercato. E’ naturale (sigh!) che gli emittenti bancari approfittino di questa situazione collocando presso i propri clienti obbligazioni con rendimenti inferiori a quelli di mercato.
Come difendersi?
Innanzitutto non prendere decisioni affrettate. Coloro che ci propongono le operazioni, siano essi operatori bancari o promotori, hanno la tendenza ad applicare tecniche di vendita che fanno leva sull’urgenza di prendere una decisione. Dato che in linea di massima in finanza non esistono affari da prendere al volo è utile prendersi tutto il tempo necessario.
Cercare di colmare il gap informativo. Non essendo esperti di finanza esiste un metodo molto semplice per evitare investimenti mediocri: è necessario farsi consegnare preventivamente il prospetto informativo (l’emittente è obbligato a fornirlo!) e consultare il paragrafo in cui l’obbligazione in emissione viene confrontata con un titolo di stato (italiano) con caratteristiche analoghe.
Dato che il rating delle banche italiane è superiore (o al massimo uguale) a quello del Tesoro e che le emissioni bancarie spesso sono di difficile smobilizzo (illiquide) è naturale pensare che debbano offrire rendimenti più elevati.
Questo metodo, che può sembrare rozzo, ha il vantaggio di essere rapido, efficace ed alla portata di tutti. Â















7 Luglio 2008 at 21:58
Vendere subito bot e titoli di stato italiani.E’ sempre più probabile che l’Italia dichiari insolvenza, il debito pubblico è al record storico di 1.646,7 miliardi di euro,stagnazione,altissima pressione fiscale,alta inflazione,rialzo dei tassi,crollo dei consumi