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La liquidità: bisogno reale o fuga dal rischio?

Le forti turbolenze che hanno caratterizzato i mercati finanziari negli ultimi mesi hanno indotto una larga parte del popolo dei risparmiatori a privilegiare gli investimenti senza rischio. La scelta non sarebbe necessariamente sbagliata se non fosse per il fatto che è stata presa ancora una volta sull’onda dell’emotività e non sull’analisi delle esigenze proprie di ogni investitore.

Lo scoppio della bolla speculativa legata al mercato immobilare statunitense, a pochi anni di distanza da quella dei titoli tecnologici, ha avuto un forte impatto reale ed emotivo sugli investitori. La crisi, infatti, si è trasmessa dai mutui sub-prime americani ai mercati finanziari di tutto il mondo attraverso strumenti, come le obbligazioni, ritenuti, anche dagli operatori professionali (leggi società di rating, analisti, banche di investimento!!) innocui. L’investitore medio, che negli anni 2002-2003 si era dolorosamente allontanato dal mercato azionario, rimunciando ai seguenti quattro anni di rialzo, si è rifugiato senza indigio nella liquidità.

La parte di patrimonio detenuta in strumenti a brevissimo termine, infatti, dovrebbe essere determinata da ogni singolo individuo sulla base dei propri bisogni finanziari. Il bisogno di sicurezza, in particolare, attiene alla capacità di fronteggiare gli effetti negativi sul reddito o sul patrimonio di eventi imprevedibili. Tuttavia la maggior parte di questi eventi può e deve essere coperto da strumenti ad hoc come le polizze assicurative; la detenzione di ricchezza sotto forma di strumenti che assicurano la piena ed immediata disponibilità senza costi deve essere limitata a fronteggiare quegli eventi che non hanno copertura specifica. La liquidità costituisce pertanto una categoria assolutamente residuale all’interno di un portafoglio finanziario efficiente.

Nei paesi finanziariamente più evoluti, come quelli anglo-sassoni, l’esteso ricorso a prodotti assicurativi, peraltro relativamente meno costosi, permette di mantenere la liquidità su livelli molto contenuti (5% - 10% del patrimonio). In Italia si tende ancora a considerare il premio assicurativo come un costo da sostenere a fronte di un servizio di cui si spera non dover mai usufruire. Ne consegue un eccessivo ricorso alla liquidità che determina un minor rendimento complessivo del portafoglio attraverso la distrazione di ricchezza da forme di investimento più remunerative.

Infatti, tranne eccezioni limitate nel tempo legate a campagne promozionali, i prodotti per la gestione della liquidità offrono rendimenti al netto delle imposte e delle spese decisamente bassi e spesso inferiori al tasso di inflazione. Quando ciò accade l’investitore subisce una perdita secca del valore reale, ossia del poter di acquisto, delle somme detenute in queste forme.

Indipendentemente dallo strumento scelto (conto corrente o libretto di deposito, fondo comune o ETF) e dalla capacità negoziale, l’obiettivo dell’investitore deve essere quello di minimizzare il ricorso alla liquidità coerentemente con le proprie esigenze finanziarie dotandosi alrtresì di una rete di protezione di tipo assicurativo per la copertura dei rischi patrimoniali.

Esistono ad esempio dei conti correnti che incorporano pacchetti diversificati di polizze volte a soddisfare al meglio il bisogno di sicurezza lasciando la possibilità di destinare la maggior parte della liquidità ad investimenti di più lunga durata e più alto rendimento.

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Un commento a “La liquidità: bisogno reale o fuga dal rischio?”

  1. Paolo Gruppo Mediaset dice:

    Scusate, io leggo spesso, tutti i giorni, anzi, il Blog “Mercato libero” dello scaltrissimo, ma anche blogger finanziario molto impegnantesi, Paolo Barrai, un furbissimo “similbandito” perche’ a volte e’ un po’ uno di di quelli che dicono che “il mercato scendera’, ma che se non scendera’, rimarra’ fermo o salira’”, ma devo ammettere, uno che allo stesso tempo, negli ultimi mesi e’ stato piu’ bearish, che bullish, e quindi ha azzeccato. Dando una performance positiva, 4 per cento, cosa che nessun’altro al mondo, in questo nuovo 1929, avra’ fatto. Parlando pero’ oggi con un mio amico capopromotore di Banca Mediolanum, vicinissimo al nuovo md Massimo Doris, lo stesso mi ha detto di stare accorto a dare in gestione parte dei miei sudati risparmi a costui, in quanto egli e’ stato gia’ condannato a “cosidetti due anni” per una specie di mega frode di fine anni 90, e che il Corriere della Sera, come Il Giorno, Libero e Il Giornale ne scrissero pure. Sono andato su Google e non ho trovato nulla. Yahoo search niente. Msn search niente. Ho chiesto al mio capo in Mediaset di telefonare a Libero, Il Giorno, Il Giornale, Il Foglio, Panorama, Italia oggi, MF Milano Finanza e Chi, e alla fine tutti gli han detto che non sanno, o che non hanno tempo per fare ricerche o “che sanno tutto ma non vogliono parlare di questo soggetto”. Risposte nebulose, direi pure un po’ angoscianti. Non so’ piu’ quindi se affidargli dei miei risparmi o no, come vorrei pero’ ( mi piace la sua tempra, il suo ardore, il suo essere a meta’ tra un Gattuso, Ambrosini e Pirlo del web finanziario) e quindi chiederei a voi un consiglio a tal proposito ( siamo tutti della stessa famiglia d’altronde: Fininvest, Mediaset, Pdl, Destra di Storace e Santanche’, Liberaldemocratici, Liberalsocialisti, Lions clubs, I Templari, I Cavalieri di Malta, Loggie conservatrici, quindi!). Di certo non chiedero’ mai a lui su questo assunto per non offenderlo, mi piace il suo essere simile, un po’, lo dico, a Jekko del film Wall Street e non vorrei alienare il tutto. In Borsa, mi han detto, infatti, se ne dicono di balle, per portare via il business a competitori, a bizzeffe, percio’! Poi non so’ neanche se lui fa’ gestione o solo consulenza, nel secondo caso, rischierei solo fino a un certo punto: gli ordini, d’altronde, li darei io, e cosi’! Boh, tanta confusione nella mia mente e percio’, se vorreste darmi voi un ragguaglio, un consiglio, una dritta, su tutto questo, ringrazierei. Sento che e’ un vincente, ma non voglio prender pacchi, bidoni, come gia’ presi sulla Freedomland: mi dissero anche allora che il Virglilio De Giovanni era un Berlusconianissimo aggressivissimo, uno squalo, “il nuovo Silvio Berlusconi”, “il nuovo Rupert Murdoch” e poi……Ringrazio e saluto.

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